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Conflitto Russia – Ucraina: le conseguenze immediate per le PMI italiane

Era un processo già in corso a seguito della pandemia, ma ora si cade senza paracadute: il costo delle materie prime è in costante, inesorabile, ascesa.

Il petrolio ha superato i 110 dollari al barile: non è mai stato così alto dal 2014. L’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto un mercato già in subbuglio a causa della ripresa post-Covid. Oggi a ciò si aggiunge l’effetto sanzioni. Così salgono i prezzi delle materie prime, ridando spinta a quella inflazione che già pesa su tante famiglie.

Ma non è finita: il gas in Europa ha fatto segnare un nuovo record, superando i massimi di sempre raggiunti solo a dicembre.

In generale, sulle materie prime negli ultimi sei mesi si va dal +51% del grano (Russia e Ucraina producono il 13% del totale mondiale) fino al +600% del neon (quota russo-ucraina: 45%).

Quali saranno le conseguenze sull’economia italiana?

Gli scenari ipotizzarti dagli economisti erano tre, i primi due prevedevano un conflitto locale spnto alla nascita o perlomeno non duraturo. Sono completamente scemati.

Siamo al terzo scenario, il più grave, dove l’inflazione, a cagione delle tensioni e delle speculazioni sulle materie prime, gas e petrolio in particolare, subirebbe un aumento extra dell’1,8% sia nel 2022 sia nel 2023, andando anche oltre quota 6% nel corso di questi 12 mesi. Mentre il prodotto interno lordo accuserebbe un contraccolpo dell’1,1% fermandosi complessivamente sotto la soglia del 3%. L’Italia deve prepararsi a un anno assai complesso: l’aumento del prezzo delle materie prime farà inevitabilmente salire i costi di produzione delle attività manifatturiere, con danni durissimi da sopportare soprattutto per le piccole e medie imprese.

Il digitale: scenari e cambiamenti

Siamo di fronte a una nuova rivoluzione, che vede innanzitutto una DEGLOBALIZZAZIONE della Rete. La situazione attuale ci conduce a una Rete sempre più frammentata, dove ogni Paese sta per vivere una nuova epoca di nazionalismo digitale, dopo la globalizzazione di dati e mercato degli anni passati.

Naturalmente, questo non sarà categoricamente attuato da Paese a Paese, ma piuttosto seguendo perlopiù i consueti canoni Oriente VS Occidente, anche se con nuove modalità.

Come reagire?

La situazione è ancora troppo incerta per avere indicazioni definitive, ma è chiaro che è necessario concentrarsi sui mercati più sani e meno avvezzi alla chiusura, come quelli Nordeuropei e US. Questo è proprio il contrario di fermare ogni attività ma anzi concentrarsi e dare il boost ove possibile. Perché? Perché l’incertezza c’è.

E l’unica cosa che ogni azienda può fare è costruire il proprio mercato ora, che è ancora possibile.

Chi arriverà primo, anche stavolta, sopravviverà.

Era un processo già in corso a seguito della pandemia, ma ora si cade senza paracadute: il costo delle materie prime è in costante, inesorabile, ascesa.

Il petrolio ha superato i 110 dollari al barile: non è mai stato così alto dal 2014. L’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto un mercato già in subbuglio a causa della ripresa post-Covid. Oggi a ciò si aggiunge l’effetto sanzioni. Così salgono i prezzi delle materie prime, ridando spinta a quella inflazione che già pesa su tante famiglie.

Ma non è finita: il gas in Europa ha fatto segnare un nuovo record, superando i massimi di sempre raggiunti solo a dicembre.

In generale, sulle materie prime negli ultimi sei mesi si va dal +51% del grano (Russia e Ucraina producono il 13% del totale mondiale) fino al +600% del neon (quota russo-ucraina: 45%).

Quali saranno le conseguenze sull’economia italiana?

Gli scenari ipotizzarti dagli economisti erano tre, i primi due prevedevano un conflitto locale spnto alla nascita o perlomeno non duraturo. Sono completamente scemati.

Siamo al terzo scenario, il più grave, dove l’inflazione, a cagione delle tensioni e delle speculazioni sulle materie prime, gas e petrolio in particolare, subirebbe un aumento extra dell’1,8% sia nel 2022 sia nel 2023, andando anche oltre quota 6% nel corso di questi 12 mesi. Mentre il prodotto interno lordo accuserebbe un contraccolpo dell’1,1% fermandosi complessivamente sotto la soglia del 3%. L’Italia deve prepararsi a un anno assai complesso: l’aumento del prezzo delle materie prime farà inevitabilmente salire i costi di produzione delle attività manifatturiere, con danni durissimi da sopportare soprattutto per le piccole e medie imprese.

Il digitale: scenari e cambiamenti

Siamo di fronte a una nuova rivoluzione, che vede innanzitutto una DEGLOBALIZZAZIONE della Rete. La situazione attuale ci conduce a una Rete sempre più frammentata, dove ogni Paese sta per vivere una nuova epoca di nazionalismo digitale, dopo la globalizzazione di dati e mercato degli anni passati.

Naturalmente, questo non sarà categoricamente attuato da Paese a Paese, ma piuttosto seguendo perlopiù i consueti canoni Oriente VS Occidente, anche se con nuove modalità.

Come reagire?

La situazione è ancora troppo incerta per avere indicazioni definitive, ma è chiaro che è necessario concentrarsi sui mercati più sani e meno avvezzi alla chiusura, come quelli Nordeuropei e US. Questo è proprio il contrario di fermare ogni attività ma anzi concentrarsi e dare il boost ove possibile. Perché? Perché l’incertezza c’è.

E l’unica cosa che ogni azienda può fare è costruire il proprio mercato ora, che è ancora possibile.

Chi arriverà primo, anche stavolta, sopravvivrà.

Per un’analisi del tuo brand e un’idea degli strumenti migliori per promuoverlo: info@ldp-consulting.it

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